
Nell’era moderna sempre più spesso viene rievocata la scoperta del 1836 del fisico britannico Michael Faraday, “la mitica Gabbia di Faraday”.
Ma quale fu la sua intuizione, per cui tali principi vengono richiamati tutt’ora e riprodotti per nuove applicazioni?
Egli riuscì a creare grazie all’impiego di materiali conduttori, una struttura progettata per convogliare le cariche elettriche — come quelle di un fulmine — diffondendole lungo la superficie esterna e proteggendo l’interno.
Qualcuno, anche più di qualcuno, è convinto di poter applicare lo stesso principio per schermare la propria casa dall’elettrosmog e vivere in una bolla di protezione a tutto tondo.
L’obiettivo “dovrebbe essere” proteggere i bambini e alleviare i sintomi legati all’ipersensibilità elettromagnetica, oppure semplicemente, applicare il principio di precauzione rispetto al 5G e alle antenne ripetitrici.
È veramente una soluzione efficace ed attuabile?
In realtà no.
Perché ?
Nell’ingegneria elettromagnetica, la continuità della superficie da schermare è fondamentale. Un’abitazione è per sua natura permeabile, ci sono: finestre, porte, passaggi per cavi, prese d’aria, prese elettriche e giunzioni tra i materiali che compromettono, minano l’efficacia dell’intero progetto.
E quindi come si può creare un ambiente efficacemente protetto se abbandoniamo questo progetto, tra l’altro piuttosto costoso?
Il primo passo è procedere con una misurazione effettiva che individui le fonti (per origine, provenienza e intensità), siano esse interne o esterne all’abitazione o al locale da trattare, nonché il grado di pericolosità e criticità dei campi elettromagnetici.
Potrebbero essere interne se derivanti da: router Wi-Fi, ripetitori, telefoni DECT (cordless), dispositivi connessi tramite Bluetooth, contatori intelligenti (Linky, Gazpar, Aquarius) o un impianto elettrico non conforme ai principi dell’elettricità biocompatibile.
Se le cause sono esterne possono derivare da: antenne ripetitrici di telefonia mobile, antenne 5G, reti Wi-Fi dei vicini nel condominio, linee ad alta tensione o stazioni di trasformazione.
Una volta individuate le fonti, non serve schermare tutta la casa!
La strategia intelligente consiste nel proteggere solo le aree critiche: i punti in cui stazioniamo più a lungo, in particolare la camera da letto, la zona giorno e l’ufficio.
Nel caso di criticità interne, i primi interventi efficaci a costo zero da attuare sono: spostare il WiFi o cablarne i collegamenti, spostare in altra stanza il cordless o meglio ancora eliminarlo del tutto per tornare al telefono col cavo, controllare l’impianto elettrico di messa a terra che funzioni correttamente.
In presenza di fonti esterne, la gabbia di Faraday è un falso mito.
La vera strategia consiste nell’isolare le aree più esposte della casa: le finestre sono il primo punto critico da proteggere con tende schermanti, seguono pareti e soffitti da isolare con pitture schermanti o reti schermanti da costruzione (se si è in fase di costruzione o ristrutturazione).
Un deterrente fondamentale per l’isolamento delle finestre sono i Tessuti Schermanti, perché sono l’ideale per proteggersi in maniera semplice ed efficace anche da onde millimetriche molto piccole, come ad esempio quelle del 5G.
Per le pareti e il soffitto la Pittura Schermante è un’ottima soluzione per proteggere gli ambienti dalle onde elettromagnetiche ad alta frequenza, dai campi elettrici alternati a bassa frequenza e disperdere le cariche elettrostatiche tramite la messa a terra.
Se è il sonno a essere disturbato, si può valutare l’installazione in camera da letto di un baldacchino schermante. Questa soluzione non invasiva può essere facilmente rimossa, trasferita altrove o eliminata in qualsiasi momento.
In seguito a tali azioni, sarà fondamentale ripetere la misurazione per accertarsi che i livelli abbiano raggiunto la soglia ottimale di sicurezza o se sia necessario implementare nuove soluzioni correttive.



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